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Il secondo controcanto è dedicato ad Augusta Tina Lagostena Bassi.



Ancora un flashback: il 6 Marzo del 1996 entra in vigore la legge 66, la legge contro la violenza sessuale. La legge, frutto di un iter tormentato, denso di battute d’arresto, conflitti e passi indietro, riforma profondamente la legislazione pre-esistente rappresentando una pietra miliare nella storia dei diritti delle donne.

 

Molte le modifiche rilevanti tra cui 2.

Uno: da reato contro la moralità pubblica e il buon costume, la violenza sessuale diventa reato contro la persona.

Non è un semplice spostamento tra libri del codice penale: è la definitiva consacrazione della sessualità come diritto della persona. La PERSONA, unico soggetto a possedere la titolarità della propria sessualità al posto di un aspecifico soggetto come l’astratta collettività e la sua presunta moralità.

 

Due: vengono unificati i reati di libidine violenta e di violenza carnale sotto la definizione unitaria di reati di violenza sessuale. Anche in questo caso, la riforma è sostanziale: l’intenzione della legge è di superare quella pratica invalsa che, tramite il barbarico e minuzioso accertamento delle modalità materiali dei fatti, produceva l’effetto odioso di mettere le donne sul banco degli imputati.

 

Le donne sul banco degli imputati: una vecchia faccenda dalle radici antiche.

Potremmo raccontarne a bizzeffe di storie a riguardo, in ogni epoca.

 

Ho scelto quella di Fiorella.

E della sua avvocatessa, cui è dedicato questo controcanto: Augusta Tina Lagostena Bassi.

 

È il 1978, Fiorella ha 18 anni.

Con la promessa di un lavoro, Fiorella viene attirata nel suo incubo da uno dei 4 uomini che abuseranno di lei.

In prima battuta i 4 negheranno, poi racconteranno di aver avuto con Fiorella rapporti sessuali consenzienti dietro pagamento, poi si offriranno di pagare un risarcimento.

In tutto questo percorso, proveranno a negare la violenza e a screditare Fiorella in ogni modo.

 

Se ho scelto di citare stralci del dibattimento non è per accattivare il lettore offrendogli un occhiuto sguardo morboso. L’ho scelto perché credo fermamente che la cultura misogina vada guardata in faccia; brutta com’è, morbosa com’è, odiosa e irriverente com’è.

 

Proviamo ad astrarre la tesi dibattimentale della difesa che più o meno segue la logica seguente:

 

In assenza di segni visibili di resistenza, è legittimo dubitare che una donna possa credibilmente sostenere di essere stata vittima di violenza.

Non è forse vero che i comportamenti delle vittime sono la fuga, il tentativo di sottrazione, l’opposizione, l’autodifesa? Come può una “vera” vittima non portare segni di resistenza?

La reazione attacco-fuga[1] non è forse una reazione fisiologica di ogni essere vivente di fronte al pericolo?

 

Non è forse legittimo pensare che ciò che a posteriori una donna chiama “violenza” possa essere talvolta più assimilabile a quella circostanza per cui l’esercizio di una virilità energica sia persino un atto gradito dalla donna nel mentre e ripensato nel poi?

Vis grata puellae”: la violenza è gradita alle fanciulle, lo scriveva anche Ovidio nell’Ars Amatoria.

 

Ed anzi: non sarebbe invece doveroso indagare quale siano i motivi reali di tale ripensamento? Potrebbe essere plausibile pensare che la presunta vittima abbia tratto in inganno il presunto carnefice, lo abbia provocato e attirato con gli strumenti tipici della seduzione femminile? Una donna discinta, provocante, ammiccante e usa a intrattenere relazioni sessuali promiscue non è forse un soggetto della cui moralità si possa e si debba ragionevolmente dubitare?

 

Le voilà: il ribaltamento è compiuto.

Fiorella trasloca sul banco degli imputati.

 

È colpa tua donna: se non mostrassi così oscenamente il tuo corpo, se non ti concedessi ai maschi così generosamente, se non ammiccassi in ogni momento e non alludessi con ogni tuo gesto che sì, tu vuoi essere presa.

Sei colpevole donna: colpevole di aver diffamato chi ha soddisfatto i tuoi desideri.  Se le tue accuse fossero vere, porteresti i segni della tua protesta. Se non li porti, menti.

È colpa tua donna: se ti preservassi, se fossi la prima a custodirti rimanendo ritirata non correresti pericolo.

 

Guardate insieme a me come si compie il ribaltamento nelle parole dei difensori:

 

“Che cosa avete voluto? La parità dei diritti. Avete cominciato a scimmiottare l'uomo. Voi portavate la veste, perché avete voluto mettere i pantaloni? Avete cominciato con il dire «Abbiamo parità di diritto, perché io alle 9 di sera debbo stare a casa, mentre mio marito il mio fidanzato mio cugino mio fratello mio nonno mio bisnonno vanno in giro?» Vi siete messe voi in questa situazione. E allora ognuno purtroppo raccoglie i frutti che ha seminato. Se questa ragazza si fosse stata a casa, se l'avessero tenuta presso il caminetto, non si sarebbe verificato niente”.

 

E ancora: “I fatti? Guardateli in concreto. Qui si tratta di una ragazza, senza offesa, perché signori miei, io non ho una cattiva opinione affatto delle prostitute [...] qui si tratta di una ragazza che ha degli amanti a pagamento”.

 

E ancora: “Signori miei, una violenza carnale con fellatio può essere interrotta con un morsetto. L'atto è incompatibile con l'ipotesi di una violenza. Tutti e quattro avrebbero incautamente abbandonato nella bocca della loro vittima il membro, parte che per antonomasia viene definita delicata dell'uomo. E su cui, mi si consenta, il coito orale si compie con una funzione che è tecnicamente qualificata, e che esprime una serie di atti voluti. Eh sì mi posso abbandonare, ma io lì non mi abbandono, sono io che posseggo. Lì il possesso è stato esercitato dalla ragazza sui maschi, dalla femmina sui maschi. È lei che prende, è lei che è parte attiva, sono loro passivi, inermi, abbandonati, nelle fauci avide di costei!”t

 

E l’acme del ribaltamento: Ma la signorina che cosa pratica con l’imputato di cui è, era, l'amante, l'amica amorosa? Si fa praticare il cunnilictus dal suo amico amoroso, che s'inginocchia davanti a lei, e la bacia teneramente su quella che il divino Gabriele, suo illustre corregionale Signor Presidente, chiama «la seconda e più trepida bocca», da cui sugge il piacere di lei. Quindi, che cosa è il cunnilictusÈ più che l'amore, è l'adorazione sessuale, e tende al piacere della femmina. E chi la pratica, il violentatore? Ecco l'incompatibilità fisiologica, sessuale! È l'amante che può fare questi gesti».

 

Deve essere stato questo tripudio inaccettabile di cui esistono passaggi persino più osceni -  a ispirare la formidabile arringa di Augusta Tina Lagostena Bassi:

 

«Presidente, Giudici,

credo che innanzitutto io debba spiegare una cosa: perché noi donne siamo presenti a questo processo.

Intendo prima di tutto Fiorella, poi le compagne presenti in aula, ed io, che sono qui prima di tutto come donna e poi come avvocato.

Che significa questa nostra presenza?

Ecco, noi chiediamo giustizia.

Non vi chiediamo una condanna severa, pesante, esemplare, non c'interessa la condanna. Noi vogliamo che in questa aula ci sia resa giustizia, ed è una cosa diversa.

Che cosa intendiamo quando chiediamo giustizia, come donne?

Noi chiediamo che anche nelle aule dei tribunali, ed attraverso ciò che avviene nelle aule dei tribunali, si modifichi quella che è la concezione socio-culturale del nostro Paese, si cominci a dare atto che la donna non è un oggetto.

Noi donne abbiamo deciso, e Fiorella in questo caso a nome di tutte noi - noi le siamo solamente a lato, perché la sua è una decisione autonoma - di chiedere giustizia. Ecco, questa è la nostra richiesta.E certo, io non sarò molto lunga, ma devo purtroppo ancora prendere atto, e mi scusino i colleghi, che se da parte di questo collegio si è trattato in questo caso Fiorella, ma si sono trattate le donne, come donne e non come oggetti, ancora la difesa dei violentatori considera le donne come solo oggetti, con il massimo disprezzo, e vi assicuro, questo è l'ennesimo processo che io faccio, ed è come al solito la solita difesa che io sento.

Vi diranno gli imputati, svolgeranno quella che è la difesa che a grandi linee già abbiamo capito. Io mi auguro di riuscire ad avere la forza di sentirli - non sempre ce l'ho, lo confesso - di avere la forza di sentirli, e di non dovermi vergognare, come donna e come avvocato, per la toga che tutti insieme portiamo.

 

Perché la difesa è sacra, ed inviolabile, è vero.

Ma nessuno di noi avvocati - e qui parlo come avvocato - si sognerebbe d'impostare una difesa per rapina così come s'imposta un processo per violenza carnale. Nessuno degli avvocati direbbe nel caso di quattro rapinatori che con la violenza entrano in una gioielleria e portano via le gioie, i beni patrimoniali sicuri da difendere, ebbene, nessun avvocato si sognerebbe di cominciare la difesa, che comincia attraverso i primi suggerimenti dati agli imputati, di dire ai rapinatori "Vabbè, dite che però il gioielliere ha un passato poco chiaro, dite che il gioielliere in fondo ha ricettato, ha commesso reati di ricettazione, dite che il gioielliere un po' è un usuraio, che specula, che guadagna, che evade le tasse!" […]

 

Ed allora io mi chiedo, perché se invece che quattro oggetti d'oro, l'oggetto del reato è una donna in carne ed ossa, perché ci si permette di fare un processo alla ragazza? E questa è una prassi costante: il processo alla donna, la vera imputata è la donna. 

 

E scusatemi la franchezza, se si fa così, è solidarietà maschilista, perché solo se la donna viene trasformata in un'imputata, solo così si ottiene che non si facciano denunce per violenza carnale.

Io non voglio parlare di Fiorella, secondo me è umiliare una donna venire qui a dire "non è una puttana".

Una donna ha il diritto di essere quello che vuole, e senza bisogno di difensori.

E io non sono il difensore della donna Fiorella, io sono l'accusatore di un certo modo di fare processi per violenza, ed è una cosa diversa […]”

 

APPALAUSI. APPLAUSI. APPLAUSI.

STANDING OVATION.

 

Il processo a Fiorella divenne un documentario mandato in onda il 26 aprile 1979 sulla RAI e seguito da 3 milioni di telespettatori. La replica in prima serata nell'ottobre dello stesso anno fu seguita da 9 milioni di italiani.

 

La forza di Fiorella, la passione di Augusta Tina Lagostena Bassi, la coalizione artistica con altre donne, il coraggio della RAI hanno contribuito in modo sostanziale alla approvazione della legge del 1996.

 

Pensiero provocatorio: sono passati quasi 30 anni, 6 lustri e una nuova generazione e non posso non chiedermi se la cultura del 1996 sia stata definitivamente superata.

Arringhe difensive come quelle del processo a Fiorella sarebbero impossibili oggi ma la difficile domanda è: sono diventate solo indicibili o definitivamente impensabili?

Perché sì, la civiltà progredisce quando alcuni pensieri diventano impensabili.

 

 

 

Per chi desideri approfondire il tema:

 



[1] “L'eventuale passività "colpevole" della ragazza sarebbe portata dall'avvocata della difesa Antonella Cuccureddu come possibile prova del suo consenso. Dimenticando che in buona parte dei casi di violenza, anche quando perfettamente cosciente nel momento dell'abuso, la donna non reagisce proprio in forza di un noto e istintivo meccanismo di autoconservazione a cui si dà il nome di tanatosi, riflesso studiato anche in altre specie animali, il cui scopo è ridurre il danno e accelerare la fine della violenza” - https://feministpost.it/italy/processi-e-stupri/

 

 Credit foto https://dilei.it/

 

 

 

 

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